Alla Mutinerie, un altro genere di bagni pubblici

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Per rispettare la diversità delle identità, il bar “La Mutinerie” ha introdotto un concetto ancora raro in Francia: dei bagni senza genere. I tradizionali pittogrammi Uomini/Donne hanno lasciato il posto a una distinzione più originale.

Di Marine Giraud
[qui il testo originale in francese]

“Mi scusi signorina, ma questi sono i bagni degli uomini”. È questo genere di commenti che, di solito, fa perdere le staffe a Lisa e alle sue/oi amic* [1]. Sedut* in fondo alla sala rossa e nera della Mutinerie, Lisa, Mathylde, Marta e Tonio ritagliano i cartelli per la manifestazione contro la Loi Travail di mercoledì 9 marzo. I/le quattro giovani sono perfettamente a loro agio in questo bar lesbico, trans e femminista, punto di riferimento nel Marais, il quartiere LGBT di Parigi: in particolare perché non si sentiranno mai aggredit* da osservazioni di questo tipo. “C’è una vera sensibilizzazione qui – spiega Mathylde – non si viene giudicat* in base alle apparenze. Non si domanda a una persona se è un uomo o una donna”.

I bagni del bar, due cabine separate da soli quattro scalini, sono la traduzione concreta di questo atteggiamento. Sulle porte, i pittogrammi che rappresentano un uomo e una donna sono assenti, rimpiazzati da dei personaggi misti, che portano da un lato una gonna, dall’altro dei pantaloni. Sotto, scritte a mano, le indicazioni propongono di scegliere tra “pipì sedut*” e “pipì in piedi”, ovvero tra una tazza del wc e un orinatoio. Ognun*, in questo modo, è liber* di entrare nella cabina che preferisce.

“È fantastico!”

L’entusiasmo pragmatico di Lisa è contagioso: “è fantastico! Sono troppo contenta quando posso passare con il mio pisse-debout [2] davanti a tutte le ragazze che fanno la coda!”. Il personale del bar ha previsto tutto: le persone che non possiedono un orinatoio portatile [2] possono utilizzare uno dei bicchieri di plastica messi a disposizione. Sulla parete del bagno, un pannello mostra uno schema esplicativo molto chiaro: è sufficiente posizionarsi con la schiena contro il muro, come su una sedia, per alleggerirsi nel bicchiere di plastica, che poi si svuota nell’orinatoio.

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Semplice, no? Tuttavia la Mutinerie è il solo posto a Parigi che, secondo le conoscenze del gruppo di amic*, propone un’alternativa alla separazione dei bagni in base al genere, onnipresente nello spazio pubblico in Francia. Nel resto del mondo, il cambiamento verso delle toilette miste è ancora sporadico, ma effettivamente esiste. Negli Stati Uniti per esempio, delle città come Washington DC, Seattle, Austin, Philadelphia, West Hollywood e forse presto anche San Francisco, esigono che i bagni individuali siano neutri.

I commenti e gli sguardi quotidiani

Questa distinzione secolare conduce spesso a delle situazioni “incredibili”, come segnala il gruppo di amic*, che ride ad esempio della storia di un uomo che aspettava il suo turno davanti a tre bagni vuoti sostenendo che quelle toilette fossero per donne. “In ogni caso i bagni pubblici sono i posti dove le persone trans sono maggiormente infastidite – spiega Lisa – molt* non osano ancora andare nelle toilette per donne” [o per uomini, in base alla transizione intrapresa/compiuta, NdT]. Tutt* fanno l’esempio della violenza simbolica che passa attraverso i commenti, “o semplicemente attraverso gli sguardi”. Un’aggressione quotidiana, continua e ripetuta contro una persona che, dopo tutto, vuole semplicemente usare un bagno.

Delle porte senza pittogrammi potrebbero essere la soluzione? Secondo Marta, che studia la storia dei femminismi, questa esperienza ha già dato dei buoni risultati. Durante un festival che ha organizzato in Italia, il suo paese d’origine, dopo una discussione tra organizzatori/trici è stato deciso di non imporre distinzioni nei bagni chimici. “Nessun* è venut* a cercarmi, confus* da questa assenza – afferma sorridendo – nessun* si è lamentat*”. Queste toilette “me ne fotto”, come le definisce Maud-Yeuse Thomas, cofondatrice de l’Observatoire des Transidentités (ODT), esistono già in numerosi luoghi pubblici, per esempio sui mezzi di trasporto.

La riluttanza tuttavia persiste e sulle porte dei bagni pubblici, malgrado tutto, è mantenuta la distinzione uomini/donne. “In origine i bagni erano separati per evitare gli stupri” ricorda Lisa. L’argomento che richiama delle questioni di sicurezza innervosisce il gruppo. La conversazione si anima nuovamente: tutt* riconoscono di comprendere il disagio delle persone che si oppongono alle toilette non genderdizzate, ma non la paura di un’aggressione contro i/le bambin* e le giovani donne, che secondo loro viene invocata troppo spesso. Tutt* sono d’accordo nel dire che l’autore di uno stupro è un criminale, e non un genere.

Non è insignificante

Le prospettive di vedere dei bagni misti diventare la norma al di là delle porte della Mutinerie restano scarse. La questione divide, al suo interno, la stessa comunità LGBTQIA+: i percorsi individuali sono diversi, così come i punti di vista. “La realtà è molto più complicata”, spiega Lisa: “io per esempio conosco delle persone omosessuali che sono transfobiche, ma anche delle persone trans che hanno una visione completamente etero-normata”. Una volta completata la propria transizione, le persone trans adottano il genere in cui si identificano. Una trans MtF, ovvero una donna a cui è stato assegnato il genere maschile alla nascita, utilizza quindi le toilette delle donne e può non preoccuparsi più di abolire la distinzione di genere [e viceversa, nel caso di un trans FtM, NdT]. Ma per alcune persone questo binarismo non è sufficiente: esse possono sentirsi insieme uomo e donna [o nessuno delle due, o qualcosa di più favoloso e non binario, NdT]. Una gioiosa diversità regna, impedendo però di trovare un accordo.

Oltretutto molte persone transgender considerano che il semplice diritto all’accesso ai bagni non costituisca una loro priorità, quando devono confrontarsi quotidianamente con altri problemi, ad esempio l’esclusione sociale. Per loro, pertanto, inserire nell’ordine del giorno un elemento banale come la questione dei bagni pubblici non sarebbe rilevante. Interrogate sul tema, le quattro student* esclamano all’unisono: “ma non è per nulla insignificante!”. “Nulla è scontato, è proprio dicendo che una cosa è banale o insignificante che la questione viene depoliticizzata” ribadisce Mathylde. Come le/i sue/oi compagn*, anche lei aderisce alla strategia dei piccoli passi. Karine Espineira, sociologa e cofondatrice del ODT, condivide il parere del gruppo di militanti: “agendo su dei fatti e degli spazi del quotidiano possiamo modificare la realtà, la società. Le condizioni di vita delle persone evolvono e in effetti si migliorano anche per delle “piccole rivoluzioni quotidiane”.

A tu per tu, Marta spiega l’importanza di discutere di tutto questo: “come fare perché una visione non binaria delle toilette si propaghi nella sfera pubblica? Attraverso il dialogo, e acquistando visibilità attraverso i mezzi stampa, per esempio”. Per lei e le/i sue/oi amic* la Mutinerie è uno spazio ideale, dove riunirsi per dibattere, incontrare delle persone nuove, apprendere collettivamente e condividere percorsi e prospettive. “Infondo ciò di cui abbiamo bisogno è benevolenza reciproca” conclude Mathylde. Ma come spiega Lisa “i bagni pubblici non sono che una parte del problema”. Il dibattito continuerà ancora a lungo questa sera, nel gruppo di militanti. Habitué, Mathylde e Tonio escono a fumare. “Buona fortuna – mi augurano – quando si comincia con le questioni di genere, non se ne esce più”.

Note:
[1] questo articolo (già nella versione francese, NdT) cerca di rispettare le identità di ciascun* impiegando dei pronomi e degli accordi misti, per superare il binarismo della grammatica tradizionale.

[2] In italiano non esiste un nome specifico di uso comune per indicare gli orinatoi portatili (monouso o riutilizzabili), se non associato direttamente alle marche che producono tali oggetti (P-Mate, Pì-Kono, LadyP et alia): si utilizzano piuttosto delle perifrasi come “cono per minzione femminile” o “dispositivo igenico donna per fare pipì in piedi”. Queste scelte, tuttavia, rincarano lo stereotipo dicotomico – che questo articolo si propone di decostruire – secondo cui sarebbero delle “donne” ad aver bisogno di tale dispositivo, senza tenere in considerazione le persone trans, non binarie e tutte le favolosità che preferiscono non identificarsi come “donne”. Per questo motivo, nella traduzione si è scelto di lasciare il termine francese o la definizione “orinatoio portatile” – che tuttavia non ci soddisfa pienamente – , i quali si riferiscono alla pratica senza ricorrere a distinzioni di genere binarie.

[Foto: i bagni della Mutinerie / Marine Giraud]

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