Islamofobia e alleanze intersezionali in Francia

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Questo articolo, gentilmente pubblicato da Effimera, è parte dell’intervento sui femminismi postcoloniali e intersezionali tenutosi al Campo Politico Donne di Agape, il 25 luglio 2016. Quella che segue è la condivisione di alcune esperienze conosciute direttamente e attraverso la ricerca accademica condotta a Parigi tra il 2015 e il 2016.
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“Non sto tanto bene”, o la rivendicazione politica della depressione

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Circa una settimana fa ho scritto il pezzo qui sotto, ispirata da alcune riflessione lette su Abbatto i Muri, uno spazio che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, che libera le parole e le narrazioni in un modo tanto potente che non so neanche come descrivere.
L’ho scritto pensando di firmarlo solo come “M.”, perché l’anonimato è liberatorio [*mi sono concessa tutte le ingenuità che altrimenti avrei disertato*] e perché non avevo per forza voglia di essere associata a ciò di cui scrivevo. Ma ho vissuto una settimana che è parsa un mese, parlando – tra le altre cose – di coming out e di onestà intellettuale, ricevendo i feedback delle compagne di vita e di empowerment che in questi ultimi due anni mi hanno svoltato l’esistenza. Proprio oggi, leggendo la fuffa dell’ufficio stampa dell’Ulss 7  mi sono detta che ‪#‎SIAMOTUTTIDISABILI‬, e il punto è che è davvero così.

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Alla Mutinerie, un altro genere di bagni pubblici

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Per rispettare la diversità delle identità, il bar “La Mutinerie” ha introdotto un concetto ancora raro in Francia: dei bagni senza genere. I tradizionali pittogrammi Uomini/Donne hanno lasciato il posto a una distinzione più originale.

Di Marine Giraud
[qui il testo originale in francese]

“Mi scusi signorina, ma questi sono i bagni degli uomini”. È questo genere di commenti che, di solito, fa perdere le staffe a Lisa e alle sue/oi amic* [1]. Sedut* in fondo alla sala rossa e nera della Mutinerie, Lisa, Mathylde, Marta e Tonio ritagliano i cartelli per la manifestazione contro la Loi Travail di mercoledì 9 marzo. I/le quattro giovani sono perfettamente a loro agio in questo bar lesbico, trans e femminista, punto di riferimento nel Marais, il quartiere LGBT di Parigi: in particolare perché non si sentiranno mai aggredit* da osservazioni di questo tipo. “C’è una vera sensibilizzazione qui – spiega Mathylde – non si viene giudicat* in base alle apparenze. Non si domanda a una persona se è un uomo o una donna”. Read More

Razzismo super decomplessificato – Se la “moda islamica” mette a nudo il razzismo di stato

VignettaPlantu

Il blog Abbatto i Muri ha gentilmente pubblicato la mia traduzione dell’articolo Racismes hyper-décomplexés, apparso sul sito francese LMSI – Les Mots Sont Importantes.net a firma di Faysal Riad.

In Francia, dopo le affermazioni della ministra Laurence Rossignol (“eccerto che ci sono donne musulmane a favore del velo. C’erano anche dei negri afr…americani che erano favorevoli allo schiavismo!”) la discussione politica è stata martellante e continua. Ne sono uscite analisi meravigliose, molte delle quali pubblicate sul sito LMSI – Les Mots Sont Importantes (tra le altre: Laurence Rossignol, la négresse musulmane et voilé que je suis vous emmerde). Io ho deciso di esportare una parte dei dibattiti a cui sto assistendo, e l’ho voluto fare con questa traduzione qui.

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Stereotipi sessisti e immaginari neocoloniali: buon anno da L’Espresso

Gli occhi terrorizzati, invocanti aiuto, di una donna musulmana vestita di un niqab. Accanto, una giovane modella nuda, magra, bianca. È questa la prima copertina dell’anno de L’Espresso: un mix di neo-orientalismo e neo-colonialismo, una visione dicotomica che ripropone lo stereotipo di un Oriente arcaico, popolato da donne vittime, rinchiuse negli harem o sotto un velo che le annulla, contrapposto all’Occidente moderno, avanzato, libertario e libertino (ma solo quando si tratta di mettere una donna nuda in copertina).

Il titolo del numero – se possibile – è ancora più agghiacciante: “Sul corpo delle donne” non solo riafferma quel binarismo natura/cultura che da secoli riduce noi donne alle sole funzioni biologiche, ma è anche portatore di una reificazione linguistica (“sul”) che rende la donna non soggetto ma oggetto del discorso. L’intero speciale è un’accozzaglia di discorsi paternalisti, imprecisioni, generalizzazioni e banalità; qualche articolo, certo, si salva (quelli firmati da Igiaba Scego ed Elisa Manacorda, l’intervista a Eva Cantarella).

[continua qui]