2 agosto 2014 – 2 agosto 2016, Molinetto Della Croda

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L’estate di due anni fa facevo uno stage sottopagato per un quotidiano online locale. Quando quel 2 agosto mi chiamò il direttore, chiedendomi di dargli il cambio in redazione perché lui era rimasto sveglio tutta la notte, lo raggiunsi con la vecchia bicicletta di mio nonno, ed ogni pedalata era il nome di una persona che speravo non fosse passata dal Molinetto della Croda la sera prima.

Nel mese successivo il Quartier del Piave affrontò la più grande tragedia della sua storia recente: la furia del torrente Lierza spazzò via, insieme al tendone della Pro Loco di Refrontolo, le vite di Giannino Breda (67 anni, falegname in pensione, residente a Sernaglia della Battaglia), Fabrizio Bortolin (47 anni, impiegato di Santa Lucia di Piave), Maurizio Lot (52 anni, operaio e consigliere della Pro Loco di Refrontolo), Luciano Stella (54 anni, gommista, residente a Pieve di Soligo).

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“Non sto tanto bene”, o la rivendicazione politica della depressione

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Circa una settimana fa ho scritto il pezzo qui sotto, ispirata da alcune riflessione lette su Abbatto i Muri, uno spazio che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, che libera le parole e le narrazioni in un modo tanto potente che non so neanche come descrivere.
L’ho scritto pensando di firmarlo solo come “M.”, perché l’anonimato è liberatorio [*mi sono concessa tutte le ingenuità che altrimenti avrei disertato*] e perché non avevo per forza voglia di essere associata a ciò di cui scrivevo. Ma ho vissuto una settimana che è parsa un mese, parlando – tra le altre cose – di coming out e di onestà intellettuale, ricevendo i feedback delle compagne di vita e di empowerment che in questi ultimi due anni mi hanno svoltato l’esistenza. Proprio oggi, leggendo la fuffa dell’ufficio stampa dell’Ulss 7  mi sono detta che ‪#‎SIAMOTUTTIDISABILI‬, e il punto è che è davvero così.

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Alla Mutinerie, un altro genere di bagni pubblici

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Per rispettare la diversità delle identità, il bar “La Mutinerie” ha introdotto un concetto ancora raro in Francia: dei bagni senza genere. I tradizionali pittogrammi Uomini/Donne hanno lasciato il posto a una distinzione più originale.

Di Marine Giraud
[qui il testo originale in francese]

“Mi scusi signorina, ma questi sono i bagni degli uomini”. È questo genere di commenti che, di solito, fa perdere le staffe a Lisa e alle sue/oi amic* [1]. Sedut* in fondo alla sala rossa e nera della Mutinerie, Lisa, Mathylde, Marta e Tonio ritagliano i cartelli per la manifestazione contro la Loi Travail di mercoledì 9 marzo. I/le quattro giovani sono perfettamente a loro agio in questo bar lesbico, trans e femminista, punto di riferimento nel Marais, il quartiere LGBT di Parigi: in particolare perché non si sentiranno mai aggredit* da osservazioni di questo tipo. “C’è una vera sensibilizzazione qui – spiega Mathylde – non si viene giudicat* in base alle apparenze. Non si domanda a una persona se è un uomo o una donna”. Read More

Del 25 aprile da emigrata (e del perché va bene così)

Bella Addormentata
N° 1, dei rosicamenti martellanti

Perché dormire/studiare/affrontare l’ansia del lunedì/lavorare quando potrei essere al Pratello?


N°2, della gioia & della riconoscenza
Vedo le vostre foto, leggo i post che condividete, leggo di lotte e resistenze storiche e quotidiane e penso a quando – mille anni fa o il primo anno di università – un’amica mi disse che sarebbe andata a Monte Sole anche se avrebbe dovuto studiare per l’esame, “perché per me è inconcepibile non festeggiare il 25 aprile”. E io che pensavo, mah, ok, Liberazione e quant’altro, ma da noi (Veneto → Treviso → Sinistra Piave etc ect… ma non voglio generalizzare, quindi dirò nel mio milieu familiare/culturale) il 25 aprile più che altro era un giorno X, in cui stare a casa da scuola e dormire fino a tardi e stop.

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Razzismo super decomplessificato – Se la “moda islamica” mette a nudo il razzismo di stato

VignettaPlantu

Il blog Abbatto i Muri ha gentilmente pubblicato la mia traduzione dell’articolo Racismes hyper-décomplexés, apparso sul sito francese LMSI – Les Mots Sont Importantes.net a firma di Faysal Riad.

In Francia, dopo le affermazioni della ministra Laurence Rossignol (“eccerto che ci sono donne musulmane a favore del velo. C’erano anche dei negri afr…americani che erano favorevoli allo schiavismo!”) la discussione politica è stata martellante e continua. Ne sono uscite analisi meravigliose, molte delle quali pubblicate sul sito LMSI – Les Mots Sont Importantes (tra le altre: Laurence Rossignol, la négresse musulmane et voilé que je suis vous emmerde). Io ho deciso di esportare una parte dei dibattiti a cui sto assistendo, e l’ho voluto fare con questa traduzione qui.

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Il velo in Veneto: narrazioni strumentali e pensiero unico

di Marta Panighel
L’undici febbraio scorso il consigliere regionale veneto Alberto Villanova – gridando allo scandalo – diffondeva su facebook un post
 con le foto di una donna velata, in attesa all’ospedale di Conegliano (Treviso). Prendendo una posizione molto netta rispetto all’uso del velo (“intollerabile” in luoghi pubblici), Villanova affermava di non aver “nessuna intenzione di far[s]i integrare con queste usanze tribali, disconosciute dalla maggioranza dei mussulmani ma non dai perbenisti nostrani”. [ebbene sì, il consigliere oltre ad essere femminista è pure portavoce della comunità musulmana della Marca]
Per nulla intenzionata a redigere un j’accuse ad personam, non riesco a frenare la volontà di decostruire l’ennesimo discorso discriminante, stereotipato e disinformativo, nonché la costruzione di un unico immaginario rispetto ai temi di migrazione e integrazione. Read More

Stereotipi sessisti e immaginari neocoloniali: buon anno da L’Espresso

Gli occhi terrorizzati, invocanti aiuto, di una donna musulmana vestita di un niqab. Accanto, una giovane modella nuda, magra, bianca. È questa la prima copertina dell’anno de L’Espresso: un mix di neo-orientalismo e neo-colonialismo, una visione dicotomica che ripropone lo stereotipo di un Oriente arcaico, popolato da donne vittime, rinchiuse negli harem o sotto un velo che le annulla, contrapposto all’Occidente moderno, avanzato, libertario e libertino (ma solo quando si tratta di mettere una donna nuda in copertina).

Il titolo del numero – se possibile – è ancora più agghiacciante: “Sul corpo delle donne” non solo riafferma quel binarismo natura/cultura che da secoli riduce noi donne alle sole funzioni biologiche, ma è anche portatore di una reificazione linguistica (“sul”) che rende la donna non soggetto ma oggetto del discorso. L’intero speciale è un’accozzaglia di discorsi paternalisti, imprecisioni, generalizzazioni e banalità; qualche articolo, certo, si salva (quelli firmati da Igiaba Scego ed Elisa Manacorda, l’intervista a Eva Cantarella).

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“L’istigazione all’odio razziale è un reato”

PIEVE DI SOLIGO – L’Associazione Culturale Fronte Veneto Skinhead ha rivendicato il gesto compiuto, nella notte del 24 novembre scorso, contro la sede del Presidio di Libera Peppino Impastato e dell’Associazione Democrazia di Pieve di Soligo. Affisse alla porta due epigrafi con scritto “Ius Soli e immigrazione avete ucciso la nazione”; per terra, la sagoma di un cadavere con i colori della bandiera italiana. Immediatamente avvisati, i responsabili delle associazioni Grazia Martelli e Gianmaria Stella hanno presentato segnalazione ai Carabinieri. Ancora non è scattata la denuncia ma, afferma Martelli “l’istigazione all’odio razziale è un reato procedibile d’ufficio”. Negli stessi giorni, in diverse città del Nord Italia (tra le altre, Oderzo, Padova, Trento, Brescia, Reggio­Emilia) con identiche modalità sono state colpite altre realtà colpevoli, secondo gli Skhineads, del “annientamento dell’identità italiana” e “di un’invasione pianificata di orde di immigrati extraeuropei”.

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